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Quello
che è successo a Bari giovedì all'undecimo minuto della ripresa
ha poco a che fare con lo sport, quasi nulla, come questo
editoriale del resto. Chivu colpisce violentemente e in maniera
proditoria il giocatore del Bari Marco Rossi con un pugno in
pieno viso a palla lontana. L'arbitro Romeo non vede, il
guardalinee Comito nemmeno. Prova televisiva. Com'è giusto che
sia.
Dopo la partita però accade una cosa insolita per il mondo del
calcio, Chivu davanti ai microfoni chiede scusa in diretta tv a
Marco Rossi con quel "briciolo di dignità che gli è rimasta", si
auto attribuisce la patente di "uomo di merda" e in lacrime
domanda perdono anche alle sue figlie.
Non credo siano meritevoli di commento coloro che stamani hanno
parlato di "coccodrillo Chivu", "manfrina" e idiozie simili. Con
certa stampa è inutile interagire, non per carenza di vocaboli,
ma per la totale inazione dell'autonomia cognitiva, cosa ben più
grave. Impossibile relazionarsi con individui che,
personificando l'Oracolo di Delfi, già prima che gli eventi
accadano sanno già da che parte stia la verità a prescindere da
quale essa sia. Meglio non ragionar di lor (grazie Alighieri,
proprio il Canto giusto), e soffermarsi sulla pubblica
espiazione di Chivu, ricordando che nell'ambiente calcistico in
passato, in seguito a simili episodi, nessuno si è mai
comportato in tal modo.
Ieri, un uomo colpevole si è messo a nudo dinanzi agli avidi
occhi dello spettatore pallonaro e in lacrime ha affermato di
sentirsi un uomo di merda. Quanti lo avrebbero fatto al suo
posto? Vediamo... ah sì, Montero sicuramente. Ricordate il pugno
a Di Biagio nel 2000 durante Inter-Juventus? Bene, dopo
quell'episodio Montero affermò fieramente: «Sarei davvero
curioso di vedere in televisione tutti i fatti che accadono
veramente in campo». Lo so, lo so, siete curiosi di sapere anche
cosa disse Big Luciano a riguardo, eccovi accontentati: «Mi
devono dire dove sia l'eccezionale gravità del fallo di Montero,
considerato tra l'altro che Di Biagio ha concluso la partita. È
ora di finirla con questa storia. Adesso chiederemo di rivedere
tutte le moviole di ogni squadra. Perché ho la sensazione che
succedano anche episodi peggiori». Pianti? Professioni di "merditudine"?
Ma figuriamoci. Tre giornate di squalifica.
Proviamo allora col fuoriclasse giallorosso Totti (il giocatore
preferito dal sottoscritto, ndr). Tralasciando il bagnoschiuma
alla saliva offerto a Poulsen, è facile rammentare il violento
calcione di Totti a Balotelli l'anno scorso a Roma, nel ritorno
della finale di Coppa Italia. Lacrime? Pentimenti? Manco
l'ombra, anzi. Rivendicazioni di "romanità" (grazie al cielo la
romanità non è certo questa), accuse a Balotelli di aver
infangato una città (noi spettatori mica ce n'eravamo accorti),
presunti insulti di Balotelli durante l'incontro (zero
controprove. Con questo modus agendi si potrebbe giustificare
anche un'esecuzione sul campo asserendo "Ma non avete visto la
pistola sotto la sua maglia? Mi voleva uccidere!"). Quattro
giornate di squalifica. Le scuse arrivano giorni dopo, condite
però da saporite frecciate al coloured bresciano. No, neanche
Totti l'ha fatto.
Persino Eto'o, dopo la brutta zuccata al costato di Cesar
qualche mese fa, non chiese subito scusa. Lo fece solo alcuni
giorni dopo. 3 turni di squalifica.
Chivu è stato fermato per 4 turni, forse anche pochi. Ma ciò che
emerge da questo episodio è che, probabilmente, quello che
rimarrà nella mente degli sportivi non sarà solo il pugno, ma
anche e soprattutto il pentimento della persona, talmente vero
ed empatico da far passare quasi in secondo piano un gesto tanto
spregevole quanto deprecabile. Nel grande varietà del pallone,
infarcito di marionette finte come i carri armati del Risiko e
sensibili come l'iridio, finalmente abbiamo visto un uomo che ha
convertito le proprie debolezze in virtù. Grazie Cristian. Per
coloro che vedono tutto ciò come una fiction, la risposta è
talmente ovvia quanto inesorabile, si dileggia ciò che non si è
in grado di comprendere: la dignità di un uomo.
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